L'ordine abituale delle cose

scritto da Riccardo Forte
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Autore del testo Riccardo Forte

Testo: L'ordine abituale delle cose
di Riccardo Forte

— E quanto costa?
Era il più giovane dei due a parlare.
L’altro teneva lo sguardo fisso sulla mercanzia senza mostrare un vero interesse.
— Facciamo dieci euro e le regalo questa agenda dell’anno scorso. — Rispose la vecchia dietro al banco di legno pieno di cianfrusaglie, sorretto da due cassette per la frutta in plastica rossa.
— Perché dovrei volere un’agenda dell’anno scorso?
— Non saprei… — Disse lei affondando la testa nel paltò logoro con un’alzata di spalle, gli occhi bassi sulla merce.
Il ragazzo si sentì tirare la manica del Loden.
— Ce ne andiamo? — Chiese l’uomo con lui.
— Non ora. Resta fermo e non ti voltare. — Rispose il ragazzo fissandolo negli occhi.
— Non mi piace qui, troppa gente intorno. Andiamocene.
Parlavano sottovoce ora. La vecchia fingeva di mettere a posto cubi di Rubik smangiati e servizi di tazzine in ceramica scadente, ma era chiaro che li stesse ascoltando. La testa era abbassata, gli occhi rivolti verso l’alto.
— Non pagherei un euro per un’agenda scaduta. Lei lo farebbe? — Chiese voltandosi e incrociando lo sguardo di lei, un attimo prima che lo abbassasse di nuovo.
Non rispose. Pareva sudasse, nonostante il freddo.
— Mi interessa l’orologio, solo quello. È automatico?
— Gliel’ho detto: non credo nemmeno che cammini ancora. Li compro un tanto al chilo. Non li provo mai.
— Agende scadute e orologi fermi. Cazzo di gente. — Commentò lui a bassa voce guardandosi intorno e ruotando fra pollice e indice il vecchio Raketa con falce e martello rossi stampigliati sul quadrante.
L’altro gli tirò ancora la manica.
— È passato un’altra volta. L’hai visto? È in una Prinz metallizzata.
— Resta fermo. — Disse l’altro.
Ripose l’orologio nella teca insieme agli altri tutti uguali.
— Che mi dice dei cappelli? — Domandò indicando una pila di Ushanka poggiata a terra sopra un telo cerato nero.
Lei sembrò tornare radiosa.— Venti euro se ne prende due.
Il ragazzo tirò fuori dalla tasca del Loden due banconote sgualcite da dieci che mise svogliatamente sul bancone. Prese i colbacchi direttamente dalla pila. Ne indossò uno e porse l'altro all'uomo con lui.
— Mi sta stretto.
— Muoviti.
— Mi fa la faccia da scemo.
— Grazie a Dio si nota poco. Andiamo.
La vecchia mise via le banconote in una scatola da scarpe marca ?ebo e li guardò sparire tra la folla e i banchi del mercato.
Le mani infilate nelle tasche, le teste basse.
Il passo di chi non vuole attirare troppe attenzioni.
A Nord il cielo tendeva al viola, forse quella notte avrebbe nevicato.
La vecchia cominciò a incartare la propria roba e a infilarla negli scatoloni secondo un ordine abituale. Si fermò soltanto per accennare un sorriso al venditore di musicassette, dall’altro lato della strada.
Lui rispose alzando un braccio.
— Dicono che potrebbe nevicare.
— Così sembra…
Nessuno l’avrebbe più rivista.

L'ordine abituale delle cose testo di Riccardo Forte
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